Amici_Missio - MissionariDiBigene

Vai ai contenuti
Amici & Co.

Amici in Missione - AGOSTO 2013

Amici di Missio Italia

26 Agosto 2013 - Una visita veloce per i quattro nuovi amici (Jacopo Zennari (Venezia), Silvia De Toffol (Belluno), Franca Latini (Firenze) e Daniele Manzo (Milano)) che sono arrivati a Bigene: solo due giorni. Ma una visita che ci collega con la realtà di “Missio” (http://www.missioitalia.it/): organismo pastorale della CEI che ci sta particolarmente a cuore.


da Sinistra: Jacopo, Silvia, Franca e Daniele

La Fondazione Missio è nata nel 2005 come “organismo pastorale costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana al fine di sostenere e promuovere, anche in collaborazione con altri enti e organismi, la dimensione missionaria della comunità ecclesiale italiana, con particolare attenzione alla missio ad gentes e alle iniziative di animazione, formazione e cooperazione tra le Chiese” (Statuto, art. 2).
Sabato 24 e domenica 25 agosto: solo due giorni per visitare il villaggio di Kapal che da pochi mesi chiede  la catechesi della chiesa cattolica, la missione di Samine in Senegal (la più vicina alla nostra missione di Bigene), la condivisione dei pasti e delle dinamiche missionarie con noi missionari presenti in questo momento a Bigene (suor Merione, suor Nella ed io), la S. Messa festiva con la nostra piccola comunità, l’incontro con la gente del paese e i negozianti.
Due giorni sono pochi per fare una esperienza: ma già possono maturare delle sensazioni, che spesso si rivelano illuminanti per esperienze più durature. I nostri amici hanno trascorso più tempo nella missione di Cumura, in sostegno alle importanti azioni di volontariato in quella clinica così importante per tutta la Guinea-Bissau. Ma che cosa pensano di Bigene e della sua missione? Ecco le loro sensazioni: mi sembrano rilevanti e trasmettono la gioia, per me missionario, di essere qui a spendere la mia vita.

A Daniele Manzo (proveniente da Milano) ho chiesto: quale è stato il tuo impatto con Bigene?
“Bigene mi sembra un paese calmo, tranquillo. Direi ordinato, come una oasi felice. Forse perché la struttura del paese assomiglia ai paesi italiani, con la strada principale dove si affacciano gli edifici più importanti. La prima sensazione è stata di gioia nel vedere questo paese”.
E l’incontro con le persone del villaggio di Kapal?
“È stato un incontro meraviglioso. Ho percepito chiaramente il grande rispetto e l’attenzione che hanno dimostrato verso di noi, arrivati all’improvviso a Kapal, senza avvertire nessuno. Ci hanno messo a nostro agio nel cercare subito le sedie più comode per farci accomodare, e poi in tanti altri piccoli segni di accoglienza. Proprio una bella gente!”.
Un’altra tua sensazione importante per te?
“Mi piace questa dinamica ecclesiale: il pastore, i catechisti che vanno a incontrare la gente nei loro villaggi. L’ho notato anche durante la S. Messa: quando il sacerdote è sceso dall’altare in mezzo ai fedeli durante l’omelia, quasi per un contatto più vero con le persone a cui dona la Parola. Conservo questa immagine di chiesa che va verso le persone, e questo mi trasmette una sensazione molto positiva”.

A Silvia De Toffol (proveniente da Belluno) ho chiesto: cosa ti sembra della gente che hai incontrato qui?
“Siamo andati a Kapal per offrire una catechesi a quelle persone, ma sono loro che hanno fatto una catechesi a me! Nella mia vita ho percorso le tappe della fede come tanti altri giovani dell’Azione Cattolica, ma ieri ho percepito delle cose nuove per me, che mi hanno fatto molto riflettere. Come l’anziano del villaggio che non riesce più a camminare e rimane dispiaciuto per non potersi recare a piedi in chiesa a Bigene (dista 7 chilometri): mi ha fatto capire meglio l’importanza della S. Messa domenicale. Gli esempi di vita servono più di tante parole, e in quel piccolo villaggio ho trovato esempi di vita. E poi quella signora!!! Quando ci siamo presentati a tutto il villaggio, abbiamo solo detto il nostro nome. Io ho detto il mio: Silvia. E quella signora si è illuminata di gioia, ha prontamente risposto: “mia figlia!”. Lei ha una figlia con il mio nome. La figlia vive lontano, in Senegal. Forse per motivi di studio. O di lavoro, non so. Ma come ha risposto mi ha colpito profondamente. Poteva dire “come mia figlia”, e invece ha detto: “mia figlia”. Mi sono sentita amata senza conoscere niente di lei: per lei ero importante solo perché ho il nome di sua figlia. È incredibile! Quando ce ne siamo andati dal villaggio mi ha voluto regalare personalmente gli ultimi mango della stagione. Ancora mi ha sorpreso e entusiasmato. L’ho chiamata “mamma”! Ci pensavo durante la notte: un incontro così non l’ho mia avuto in Italia… Mi porterò questi mango a casa mia, sulle Dolomiti, da mangiare con i miei cari. Senza disperdere nulla del loro sapore. Hanno un gusto davvero speciale per me!”.

A Jacopo (marito di Silvia, originario di Venezia) ho chiesto: cosa ti sembra della missione di Bigene?
“Ho avuto un impatto positivo. Sia con i missionari che con la comunità cristiana, e anche con la gente che vive qui. Le persone di Bigene sembrano più aperte rispetto alle persone di altri villaggi che abbiamo incontrato in Guinea-Bissau”.
E a riguardo dei missionari?
“Mi piace il sacerdote che va incontro alla gente, che non si vergogna di poter usare gli strumenti comodi come la casa e la macchina. Se la macchina è per aiutare le persone che vivono qui, e la casa è la necessità per vivere qui, come sto vedendo, allora penso che il Signore sia contento di questi missionari che condividono la vita di queste persone. Poi sto vedendo l’importanza della evangelizzazione. Certo, i missionari si impegnano per essere d’aiuto per la salute delle persone, per la scuola, per la loro vita, ma l’aiuto più importante è il cammino che porta queste persone verso Dio, e di conseguenza la loro esistenza che scopre un modo nuovo di vivere tra loro, da figli di Dio. Ritengo che questo sia importante. Aiutare queste persone a conoscere Dio”.

A Franca (proveniente da Firenze): anche se Bigene è un piccolissimo grano di sabbia nella spiaggia africana, cosa pensi dell’Africa?
“Ho una sola parola per indicare l’Africa: amore! E sono venuta in Africa per imparare questo”.
Ripartendo da Bigene, cosa ti porti?
“Il senso di accoglienza ricevuta. In Italia sei considerato a partire dai tuoi titoli, dai tuoi studi, dalla professione. Qui no. Ti senti alla pari. Tu vali perché ci sei, con il tuo volto e con il tuo nome. Il resto non è importante. Ecco: questa sensazione mi fa affermare che qui mi sento a casa. E sto bene”.

Ringraziamo i nostri amici che ci hanno visitato, e diciamo a Missio: arrivederci!

don Ivo Cavraro, missionario fidei donum a Bigene (Guinea-Bissau), 26 agosto 2013.

Missio Italia

Torna ai contenuti